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22 Agosto 2007
PRIGIONIERI IN KENYA
Sono arrivato in kenya con la troupe il 23 giugno per girare un film per la televisione dal titolo THE AFRICAN GAME con protagonista Luca Ward, prodotto dalla Dania Film di Luciano Martino.
ll regista e produttore esecutivo Massimo Tarantini era già sul posto dal 9 giugno con il direttore della fotografia, l'assistente operatore, l'aiuto regista, l'ispettore di produzione e la costumista . Con me viaggiava anche gran parte delle attrezzature tecniche di ripresa, circa 50 colli per un peso di 700 kg.
Dopo aver iniziato il 24 giugno le riprese allo Tsavo Park e proseguito a Mombasa, siamo arrivati a Malindi mercoledì 4 luglio per terminare le restanti 3 settimane di produzione in Kenya.
Il giorno 6 luglio venerdì vengo prelevato dall'albergo e portato alla stazione di polizia di Malindi insieme a Silvano Scasseddu responsabile degli effetti speciali e delle armi di scena, dove veniamo accusati di aver importato senza permesso armi da fuoco!!!!!!
Le armi in questione sono delle repliche di plastica usate come "props" (oggetti di scena), che sono state regolarmente spedite via cargo in Kenya dall'Italia e che incautamente la dogana ci ha rilasciato, non avvertendoci che le armi finte o giocattolo per la legge Keniota sono equiparate a quelle vere.
Inoltre il nostro service locale, una società dal nome WAAS, che per altro non appare estremamente affidabile, anzi, omette di fornirci le necessarie informazioni tali da garentire il regolare andamento della produzione del film. A dire il vero la scelta del service da parte della Dania Film ci appare immediatamente rischiosa e pericolosa, per quel poco che conosciamo del paese. Non comprendiamo questa decisione, anche perchè la Dania l'anno prima aveva realizzato un film sempre a Malindi, avvalendosi dell'aiuto di una rinomata società, CameraPix, con cui era andato tutto a buon fine.
Puntualizzo che per le riprese del film abbiamo regolarmente esportato con autorizzazione del Ministero degli Interni ed ottenuto i necessari permessi in Kenya per le armi vere, che sono custodite sul set da tre ufficiali di polizia e tutte le sere consegnate all'armeria della locale stazione di polizia!!!! Appena i poliziotti che scortano le armi vere ci fanno notare che anche quelle finte hanno bisogno di un permesso le consegniamo immediatamente a loro. Da quel momento saranno sempre in loro custodia.
Alla stazione di polizia, dopo una intera giornata di interrogatori estenuanti e di via vai generale, veniamo finalmente rilasciati su cauzione e i nostri passaporti ritirati, dopo l'intervento di Marco Vancini (proprietario del Coral Key dove alloggiamo e di altri alberghi in Kenya, nonchè co-produttore del film), del console Roberto Macrì e di altri esponenti locali.
Mercoledì 11 luglio i nostri passaporti e la cauzione vengono restituiti e la nostra accusa fatta cadere, attraverso una comunicazione della polizia investigativa al nostro avvocato Tukero Ole Kina che ci aveva assistito dal primo momento.
Ci assicurano che tutto è risolto, possiamo continuare nel nostro lavoro e anzi ci viene anche permesso di ritirare le armi finte per utilizzarle sul set. Il permesso per queste armi viene nel frattempo richiesto e la pratica avviata grazie anche al rappresentante del governo keniota presente sul nostro set, Patrick Allan Sua.
Giorno dopo giorno Sua ci informa che il permesso è pronto, che domani alle 12 ci verrà faxato da Nairobi. Purtroppo sono solo parole. Ancora siamo aspettando....
Le riprese continuano con difficoltà ma vanno avanti fino al 18 luglio, quando sia io che Silvano veniamo di nuovo convocati in polizia, dove ci viene comunicato che siamo in arresto e che dobbiamo andare immediatamente in corte per il processo!!!!
L'avvocato Ole Kina è a Dubai e non può assisterci, Vancini è in Italia.... Viene trovato un sostituto. Tutti, a cominciare dal console di Malindi ci invitano a dichiarci colpevoli così da ottenere una lieve condanna pecuniaria e la fine del caso. Il tutto mi sembra poco credibile anche perchè riusciamo a leggere gli articoli della legge in cui si prevede una condanna fino a 6 mesi che può essere commutata in pena pecuniaria. Silvano ed il sottoscritto seguiamo il consiglio dell'avvocato sostituto e ci dichiariamo davanti alla corte NOT GUILTY, non colpevoli.
Il processo è una farsa con il giudice che fissa l'udienza successiva il 17 settembre e ci commina una cauzione di 500.000 scellini (6.000 euro) a testa.
Veniamo sbattutti in una cella schifosa e maleodorante di urina insieme ad altri disgraziati africani in un contesto di degrado e sopprusi poco simpatico.
Si scatena la corsa a trovare la maniera di pagare la cauzione, che la corte non vuole in denaro ma con libretti di circolazione di autoveicoli. La giornata passa sempre nella cella del tribunale, fino a che non veniamo portati in stazione di polizia per passare la notte nella prigione attigua. Riusciamo ad evitare le celle che sono in realtà una latrina, una cosa da non credere, convincendoli a seguito di varie "pressioni", a farci passare la notte nella stanza antistante dove soggiorna una nuvola impressionante di zanzare anofele. La produzione riesce a farci avere del cibo che distribuiamo anche ai detenuti e ai poliziotti.
Ad una certa ora si riesce a convincere il capo della polizia a farci dichiarare malati e a spedirci sotto scorta all'ospedale St. Peter dove riusciamo a dormire qualche ora su un vero letto.
Il giorno dopo veniamo riportati prima in polizia, poi caricati con altri 20 disperati su un pick-up Defender scoperto e trasportati in tribunale, dove veniamo sistemati sempre nella stessa cella, questa volta in compagnia di tre giovani prostitute.
Altre ore di attesa snervante per riuscire a chiudere la pratica della cauzione. Le cose sembrano complicarsi ancora. Ad un certo punto arriva inaspettata una visita del capo della giustizia keniota che di passaggio all'aeroporto di Malindi diretto a Lamu, decide di visitare il tribunale. A quel punto le guardie ci tirano fuori di cella e di nascosto ci portano via per non farci vedere. Viene addirittura fermato un tuc tuc!!! quando giunge il fido Musioki con la Land Cruiser di produzione a riportarci in polizia!!!!!
Il giudice non torna e la cauzione non viene firmata. E' tardi e siamo ormai rassegnati....
Finalmente alle 19 arrivano i nostri mentre erano sul punto di portarci alla prigione di Mtangani, vero girone dantesco.... 60 per cella di 4 metri x 4..... La cauzione è stata finalmente pagata e il giudice ha firmato. Purtroppo i nostri passaporti sono stati sequestrati. Non c'è stato nulla da fare.
Torniamo in albergo, finalmente una doccia perchè capire la sporcizia di quei posti è difficile.
Per il giorno dopo è fissata una nuova udienza, dove ci viene chiesto da tutti di dichiararci colpevoli al fine di ottenere solo una condanna pecuniaria. La cosa non ci convince. Il console insiste sull'argomento. Trattative frenetiche, tutti che dicono la loro, personaggi che si offrono di "mediare". Siamo una gallina dalle uova d'oro, che non vedono l'ora di raccogliere....
Pare che l'accordo sia fatto.... siamo sempre meno convinti di dichiarci colpevoli. Ci sembra tutto troppo improvvisato e rischioso. Arriviamo al tribunale, ma il tempo passa e il giudice ritarda l'udienza. Meno male che arriva Ole Kina, che ha interrotto il suo viaggio a Dubai per risolvere la nostra questione. C'è molta confusione. Gli avvocati vengono chiamati dal giudice che non riesce a trovare la gazzetta ufficiale con gli emendamenti alla legge in oggetto promulgata nel 2003. Non si può procedere. Il tutto viene rimandato.
Ole Kina finalmente può rendersi conto delle accuse mosse nei nostri confronti e così passo l'intero pomeriggio nel suo ufficio ad aiutarlo a preparare il documento in nostra difesa da presentare allo State Council per convincerlo ad adoperarsi presso la loro Procura Generale (General attorney) al fine di far cadere le accuse nei nostri confronti.
Inoltre arrivano informazioni discordanti sull'emendamento all'articolo su cui si fonda la nostra accusa. Alla fine scopriamo che la pena preveda un minimo di 7 anni di carcere fino ad un massimo di 15, non commutabile in una pena pecuniaria!!!!!!!
Adesso siamo qui prigionieri dello Stato del Kenya, con un'accusa molto grave in attesa di essere processati.
Il reato in questione non può essere ascritto a Silvano e il sottoscritto. primo perchè quando è stata sdoganata la spedizione il 19 di giugno noi non eravamo ancora in Kenya, infatti siamo arrivati solo il 23. Inoltre noi non siamo la Dania Film, ma solo dei dipendenti con contratto a termine, che ha per data di inizio il 22 giugno!!!
Inoltre vi era in Kenya una persona che gerarchicamente era in una posizione superiore alla nostra, il regista e produttore Massimo Tarantini, che per di più si trovava a Nairobi il 19 giugno fuori dalla dogana dell'aeroporto a ritirare la spedizione cargo dall'Italia!!!!!!!!!
Se il reato c'è è stato commesso alla dogana di Nairobi il 19 giugno da chi ha omesso di verificare il contenuto delle casse, che avrebbe impedito l'entrata in Kenya delle armi di plastica di scena, in attesa di ottenere il necessario permesso, esattamente come è accaduto per quelle vere, che sono state regolarmente utilizzate e già rispedite in Italia.
Si tratta quindi di un grave atto di discriminazione e di violazione dei più elementari diritti della persona, perpetuato nei confronti di italiani che come unica colpa hanno avuto quella di essere venuti in Kenya a lavorare per la produzione di un film. Dobbiamo subire un processo per un reato commesso da altri, se c'è stato reato....
Inoltre le accuse nei nostri confronti oltre ad essere discriminatorie sono anche sproporzionate ai fatti, un puro pretesto per colpire gli italiani che in questo paese non sono amati affatto.
Eppure il governo Italiano ha da poco cancellato l'intero debito del Kenya, offerto ricchi finanziamenti e aiuti. Questo è quanto si meritano degli italiani che sono venuti solo a lavorare e anche a contribuire allo sviluppo del Kenya con il ritorno di immagine che tutti ben sanno un film può arrecare.
Credo che delle domande bisognerebbe farsele e chiedere anche a gran voce maggior rispetto e tutela degli italiani all'estero, almeno di quelli onesti.....
Adesso non sappiamo quando mai i nostri passaporti ci verranno restituiti e potremmo fare ritorno in Italia. Il processo può durare mesi e mesi, trascinandosi da un'udienza all'altra.
Sarà nostra intenzione denunciare alla corte internazionale dell'Aia questo abuso nei nostri confronti, chiedere un risarcimento per l'ingiusta confisca dei passaporti e della violazione dei diritti umani subita.
Per finire sottolineo che in ogni caso al posto nostro ci sarebbe dovuto essere qualcun'altro che era qui con noi in Kenya. Lui adesso si trova al sicuro in Italia......
FRANCESCO PAPA
La lettera di Francesco prigioniero in Kenia
Sono arrivato in Kenya con la troupe il 23 giugno per girare un film per la televisione dal titolo THE AFRICAN GAME con protagonista Luca Ward, prodotto dalla Dania Film di Luciano Martino.
ll regista e produttore esecutivo Massimo Tarantini era già sul posto dal 9 giugno con il direttore della fotografia, l'assistente operatore, l'aiuto regista, l'ispettore di produzione e la costumista . Con me viaggiava anche gran parte delle attrezzature tecniche di ripresa, circa 50 colli per un peso di 700 kg.
Dopo aver iniziato il 24 giugno le riprese allo Tsavo Park e proseguito a Mombasa, siamo arrivati a Malindi mercoledì 4 luglio per terminare le restanti 3 settimane di produzione in Kenya.
Il giorno 6 luglio venerdì vengo prelevato dall'albergo e portato alla stazione di polizia di Malindi insieme a Silvano Scasseddu responsabile degli effetti speciali e delle armi di scena, dove veniamo accusati di aver importato senza permesso armi da fuoco!!!!!!
Le armi in questione sono delle repliche di plastica usate come "props" (oggetti di scena), che sono state regolarmente spedite via cargo in Kenya dall'Italia e che incautamente la dogana ci ha rilasciato, non avvertendoci che le armi finte o giocattolo per la legge Keniota sono equiparate a quelle vere.
Inoltre il nostro service locale, una società dal nome WAAS, che per altro non appare estremamente affidabile, anzi, omette di fornirci le necessarie informazioni tali da garantire il regolare andamento della produzione del film. A dire il vero la scelta del service da parte della Dania Film ci appare immediatamente rischiosa e pericolosa, per quel poco che conosciamo del paese. Non comprendiamo questa decisione, anche perchè la Dania l'anno prima aveva realizzato un film sempre a Malindi, avvalendosi dell'aiuto di una rinomata società, CameraPix, con cui era andato tutto a buon fine.
Puntualizzo che per le riprese del film abbiamo regolarmente esportato con autorizzazione del Ministero degli Interni ed ottenuto i necessari permessi in Kenya per le armi vere, che sono custodite sul set da tre ufficiali di polizia e tutte le sere consegnate all'armeria della locale stazione di polizia!!!! Appena i poliziotti che scortano le armi vere ci fanno notare che anche quelle finte hanno bisogno di un permesso le consegnamo immediatamente a loro. Da quel momento saranno sempre in loro custodia.
Alla stazione di polizia, dopo una intera giornata di interrogatori estenuanti e di via vai generale, veniamo finalmente rilasciati su cauzione e i nostri passaporti ritirati, dopo l'intervento di Marco Vancini (proprietario del Coral Key dove alloggiamo e di altri alberghi in Kenya, nonchè co-produttore del film), del console Roberto Macrì e di altri esponenti locali.
Mercoledì 11 luglio i nostri passaporti e la cauzione vengono restituiti e la nostra accusa fatta cadere, attraverso una comunicazione della polizia investigativa al nostro avvocato Tukero Ole Kina che ci aveva assistito dal primo momento.
Ci assicurano che tutto è risolto, possiamo continuare nel nostro lavoro e anzi ci viene anche permesso di ritirare le armi finte per utilizzarle sul set. Il permesso per queste armi viene nel frattempo richiesto e la pratica avviata grazie anche al rappresentante del governo keniota presente sul nostro set, Patrick Allan Sua.
Giorno dopo giorno Sua ci informa che il permesso è pronto, che domani alle 12 ci verrà faxato da Nairobi. Purtroppo sono solo parole. Ancora siamo aspettando....
Le riprese continuano con difficoltà ma vanno avanti fino al 18 luglio, quando sia io che Silvano veniamo di nuovo convocati in polizia, dove ci viene comunicato che siamo in arresto e che dobbiamo andare immediatamente in corte per il processo!!!!
L'avvocato Ole Kina è a Dubai e non può assisterci, Vancini è in Italia.... Viene trovato un sostituto. Tutti, a cominciare dal console di Malindi ci invitano a dichiarci colpevoli così da ottenere una lieve condanna pecuniaria e la fine del caso. Il tutto mi sembra poco credibile anche perchè riusciamo a leggere gli articoli della legge in cui si prevede una condanna fino a 6 mesi che può essere commutata in pena pecuniaria. Silvano ed il sottoscritto seguiamo il consiglio dell'avvocato sostituto e ci dichiariamo davanti alla corte NOT GUILTY, non colpevoli.
Il processo è una farsa con il giudice che fissa l'udienza successiva il 17 settembre e ci commina una cauzione di 500.000 scellini (6.000 euro) a testa.
Veniamo sbattutti in una cella schifosa e maleodorante di urina insieme ad altri disgraziati africani in un contesto di degrado e sopprusi poco simpatico.
Si scatena la corsa a trovare la maniera di pagare la cauzione, che la corte non vuole in denaro ma con libretti di circolazione di autoveicoli. La giornata passa sempre nella cella del tribunale, fino a che non veniamo portati in stazione di polizia per passare la notte nella prigione attigua. Riusciamo ad evitare le celle che sono in realtà una latrina, una cosa da non credere, convincendoli a seguito di varie "pressioni", a farci passare la notte nella stanza antistante dove soggiorna una nuvola impressionante di zanzare anofele. La produzione riesce a farci avere del cibo che distribuiamo anche ai detenuti e ai poliziotti.
Ad una certa ora si riesce a convincere il capo della polizia a farci dichiarare malati e a spedirci sotto scorta all'ospedale St. Peter dove riusciamo a dormire qualche ora su un vero letto.
Il giorno dopo veniamo riportati prima in polizia, poi caricati con altri 20 disperati su un pick-up Defender scoperto e trasportati in tribunale, dove veniamo sistemati sempre nella stessa cella, questa volta in compagnia di tre giovani prostitute.
Altre ore di attesa snervante per riuscire a chiudere la pratica della cauzione. Le cose sembrano complicarsi ancora. Ad un certo punto arriva inaspettata una visita del capo della giustizia keniota che di passaggio all'aeroporto di Malindi diretto a Lamu, decide di visitare il tribunale. A quel punto le guardie ci tirano fuori di cella e di nascosto ci portano via per non farci vedere. Viene addirittura fermato un tuc tuc!!! Quando giunge il fido Musioki con la Land Cruiser di produzione a riportarci in polizia!!!!!
Il giudice non torna e la cauzione non viene firmata. E' tardi e siamo ormai rassegnati....
Finalmente alle 19 arrivano i nostri mentre erano sul punto di portarci alla prigione di Mtangani, vero girone dantesco.... 60 per cella di 4 metri x 4..... La cauzione è stata finalmente pagata e il giudice ha firmato. Purtroppo i nostri passaporti sono stati sequestrati. Non c'è stato nulla da fare.
Torniamo in albergo, finalmente una doccia perchè capire la sporcizia di quei posti è difficile.
Per il giorno dopo è fissata una nuova udienza, dove ci viene chiesto da tutti di dichiararci colpevoli al fine di ottenere solo una condanna pecuniaria. La cosa non ci convince. Il console insiste sull'argomento. Trattative frenetiche, tutti che dicono la loro, personaggi che si offrono di "mediare". Siamo una gallina dalle uova d'oro, che non vedono l'ora di raccogliere....
Pare che l'accordo sia fatto.... siamo sempre meno convinti di dichiarci colpevoli. Ci sembra tutto troppo improvvisato e rischioso. Arriviamo al tribunale, ma il tempo passa e il giudice ritarda l'udienza. Meno male che arriva Ole Kina, che ha interrotto il suo viaggio a Dubai per risolvere la nostra questione. C'è molta confusione. Gli avvocati vengono chiamati dal giudice che non riesce a trovare la gazzetta ufficiale con gli emendamenti alla legge in oggetto promulgata nel 2003. Non si può procedere. Il tutto viene rimandato.
Ole Kina finalmente può rendersi conto delle accuse mosse nei nostri confronti e così passo l'intero pomeriggio nel suo ufficio ad aiutarlo a preparare il documento in nostra difesa da presentare allo State Council per convincerlo ad adoperarsi presso la loro Procura Generale (General attorney) al fine di far cadere le accuse nei nostri confronti.
Inoltre arrivano informazioni discordanti sull'emendamento all'articolo su cui si fonda la nostra accusa. Alla fine scopriamo che la pena preveda un minimo di 7 anni di carcere fino ad un massimo di 15, non commutabile in una pena pecuniaria!!!!!!!
Adesso siamo qui prigionieri dello Stato del Kenya, con un'accusa molto grave in attesa di essere processati.
Il reato in questione non può essere ascritto a Silvano e il sottoscritto. primo perchè quando è stata sdoganata la spedizione il 19 di giugno noi non eravamo ancora in Kenya, infatti siamo arrivati solo il 23. Inoltre noi non siamo la Dania Film, ma solo dei dipendenti con contratto a termine, che ha per data di inizio il 22 giugno!!!
Inoltre vi era in Kenya una persona che gerarchicamente era in una posizione superiore alla nostra, il regista e produttore Massimo Tarantini, che per di più si trovava a Nairobi il 19 giugno fuori dalla dogana dell'aeroporto a ritirare la spedizione cargo dall'Italia!!!!!!!!!
Se il reato c'è è stato commesso alla dogana di Nairobi il 19 giugno da chi ha omesso di verificare il contenuto delle casse, che avrebbe impedito l'entrata in Kenya delle armi di plastica di scena, in attesa di ottenere il necessario permesso, esattamente come è accaduto per quelle vere, che sono state regolarmente utilizzate e già rispedite in Italia.
Si tratta quindi di un grave atto di discriminazione e di violazione dei più elementari diritti della persona, perpetuato nei confronti di italiani che come unica colpa hanno avuto quella di essere venuti in Kenya a lavorare per la produzione di un film. Dobbiamo subire un processo per un reato commesso da altri, se c'è stato reato....
Inoltre le accuse nei nostri confronti oltre ad essere discriminatorie sono anche sproporzionate ai fatti, un puro pretesto per colpire gli italiani che in questo paese non sono amati affatto.
Eppure il governo Italiano ha da poco cancellato l'intero debito del Kenya, offerto ricchi finanziamenti e aiuti. Questo è quanto si meritano degli italiani che sono venuti solo a lavorare e anche a contribuire allo sviluppo del Kenya con il ritorno di immagine che tutti ben sanno un film può arrecare.
Credo che delle domande bisognerebbe farsele e chiedere anche a gran voce maggior rispetto e tutela degli italiani all'estero, almeno di quelli onesti.....
Adesso non sappiamo quando mai i nostri passaporti ci verranno restituiti e potremo fare ritorno in Italia. Il processo può durare mesi e mesi, trascinandosi da un'udienza all'altra.
Sarà nostra intenzione denunciare alla corte internazionale dell'Aia questo abuso nei nostri confronti, chiedere un risarcimento per l'ingiusta confisca dei passaporti e della violazione dei diritti umani subita.
Francesco Papa
31 luglio 2007
Lettera aperta al Governo della Repubblica Italiana
Sono Francesco Papa, che si trova attualmente a Malindi insieme a Silvano Scasseddu in attesa di un processo per importazione di armi da fuoco senza permesso, accusa grave che in Kenya prevede una pena da 7 a 15 anni di carcere.
Peccato che le suddette armi da fuoco siano solo delle repliche di resina, utilizzate per le riprese di un film nel quale eravamo coinvolti, che sono state regolarmente importate in Kenya, ma sdoganate per errore senza il necessario permesso.
Tutti sono a conoscenza della totale estraneità ai fatti adddebitatici e del clima persecutorio nei nostri confronti da parte delle autorità del Kenya.
Vogliamo ringraziare tutti quanti si sono prodigati per risolvere il nostro problema: organi di stampa, telegiornali, uomini politici e amici.
Chiediamo adesso al Governo un ultimo sforzo, al fine di permetterci di far ritorno in Italia al più presto.
Grazie a tutti ancora.
Malindi, 8 agosto 2008 Francesco Papa
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