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IN PRIGIONE IN KENIA PER DELLE ARMI GIOCATTOLO

Dal sito di Mi Manda RAI tre RAI.

francesco-luca Di Luigi Mastropaolo
Francesco Papa
, operatore cinematografico, racconta l’incredibile storia vissuta la scorsa estate in Kenya. Durante le riprese di un film, Francesco e il suo collega Silvano Scasseddu, vengono prelevati dalla polizia e messi in stato di fermo. L’accusa è pesante: importo illegale di armi. L’equivoco è però presto spiegato: la Dania film, società di produzione cinematografica, aveva fatto richiesta di alcuni visti per  il transito di armi vere, ma non per quelle giocattolo che erano utilizzate sul set e per la legge keniota sono equiparate. Francesco e Silvano chiariscono la loro situazione e tornano sul set con un grande spavento.
Passano pochi giorni e i due sono nuovamente arrestati. I loro passaporti vengono trattenuti. La pena prevista: da sette a quindici anni di carcere. I due sanno bene di essere vittime di un equivoco.
Le armi sono giunte in Kenya il 19 giugno, alcuni giorni prima del loro arrivo e per questa ragione non possono essere i responsabili del crimine loro imputato: si dichiarano non colpevoli.



Il tribunale fissa una cauzione in attesa del processo:  500 mila scellini a testa (poco meno di 5.500 euro). Il giudice non vuole contanti, ma chiede garanzie e soprattutto chiede che il pagamento venga effettuato con dei libretti di circolazione, per paura che i due possano fuggire con le auto della produzione.
Francesco e Silvano riescono a pagare con l’aiuto di alcune personalità locali, ma i loro passaporti sono ancora trattenuti dalle autorità. Per loro si prospettano giorni difficili in Kenya. La produzione del film è infatti scappata con tutta la troupe, rientrando precipitosamente in Italia. Francesco e Silvano sono soli.
Inizia un lento e progressivo lavoro per ottenere il permesso di rientrare in Italia. Francesco manda lettere, fax, mail. Contatta amici, conoscenti. E chiunque possa dare loro una mano. Un lavoro continuo che coinvolge, oltre alle sedi diplomatiche e le autorità politiche, esponenti del giornalismo, come Massimo Alberizzi,  vip e star dello spettacolo, come Emilio Fede, Flavio Briatore e Naomi Campbell. Il 24 agosto, Francesco e Silvano rientrano in Italia con la voglia di capire cosa è successo in Kenya e di chi siano le responsabilità.
Chi doveva vigilare sull’arrivo delle armi? Chi le ha portate in Kenya? Chi le ha sdoganate? E soprattutto come mai la Dania film non ha aiutato i suoi due collaboratori? In studio, ad aiutarci a rispondere a queste domande, oltre al fotografo di scena Luigi Fraboni, gli avvocati Alberto Gallotti e Carlo Rienzi e il vice direttore generale Italiani all’Estero, Gioacchino Trizzino. E naturalmente, il nostro avvocato di fiducia, Ugo Ruffolo.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 15 ottobre 2007 )
 
Francesco Papa e Silvano Scasseddu prigionieri per armi giocattolo
 Urgente Aid Francesco Papa e Silvano Scasseddu prigionieri in Kenya per armi giocattolo

francesco-papa PRIGIONIERI IN KENYA

Sono arrivato in kenya con la  troupe il 23 giugno per girare un film per la televisione dal titolo THE AFRICAN GAME con protagonista Luca Ward, prodotto dalla Dania Film di Luciano Martino.

ll regista e produttore esecutivo Massimo Tarantini era già sul posto dal 9 giugno con il direttore della fotografia, l'assistente operatore, l'aiuto regista, l'ispettore di produzione e la costumista . Con me viaggiava anche gran parte delle attrezzature tecniche di ripresa, circa 50 colli per un peso di 700 kg.

Dopo aver iniziato il 24 giugno le riprese allo Tsavo Park e proseguito a  Mombasa, siamo arrivati a Malindi mercoledì 4 luglio per terminare le restanti  3 settimane di produzione in Kenya.

Il giorno 6 luglio venerdì vengo prelevato dall'albergo e portato alla stazione di polizia di Malindi insieme a Silvano Scasseddu responsabile degli effetti speciali e delle armi di scena, dove veniamo accusati di aver importato senza permesso armi da fuoco!!!!!!

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